Significativita’ della revisione

di Luigi Pellecchia - - Commenta

Nel processo di revisione contabile da parte delle imprese sui propri bilanci, assume un’importanza fondamentale il concetto della “significatività” dell’errore: si cerca, quindi, di definire la “qualità” e le conseguenze che questo errore potrebbe avere sul bilancio e sulle scelte dei soggetti che lo utilizzano.

Il  principio di revisione internazionale (l’ISA Italia 320 par. 2) definisce la significatività dell’errore come un concetto fondamentale. Gli errori, intesi singolarmente o nel loro insieme, sono da considerarsi significativi quando sono in grado di influenzare le decisioni economiche prese dagli utilizzatori sulla base del bilancio.

Al fine di determinare la significatività degli errori, il revisore, non determinerà un “unico” valore di riferimento, ma calcolerà tre diverse tipologie di “soglie” di significatività e precisamente:

  • quella per il “bilancio nel suo complesso” (o “significatività per il bilancio”);
  • quella “operativa”;
  • quella “specifica” (solo per alcuni casi).

Le diverse tipologie di “significatività”

La “significatività per il bilancio nel suo complesso” indica il valore numerico oltre il quale il revisore valuterà gli impatti di eventuali errori individuati (singoli o complessivamente considerati) sulla propria valutazione.

Esistono diverse metodologie utilizzate per la valutazione della significatività legata al bilancio, tutte di  di origine statunitense, ma quelle che maggiormente vengono utilizzate sono:

  • il criterio generale, ossia la “regola del pollice” (rule of thumbs);
  • il criterio legato al fattore dimensionale dell’impresa (size method);
  • il criterio della media  (blend or average method);
  • il criterio della formula matematica (gauge method).

Di tutti questi metodi, quello che viene suggerito dalla prassi operativa del CNDCEC è il primo, in quanto derivante dall’esperienza empirica. Inoltre, in relazione al tipo di settore in cui opera l’impresa, i valori di riferimento che determinano la significatività cambiano, poichè più caratterizzanti della specifica attività.

Attraverso l’utilizzo di tale metodologia, per calcolare la significatività, si fa riferimento alla percentuale relativa ad un valore del bilancio preso come riferimento, utilizzando le guide dell’IFAC  (International Federation of Accauntants):

Valore di riferimento %
Risultato Operativo dal 3 al 7
Ricavi o Costi dal 1 al 3
Totale Attivo dal 1 al 3
Patrimonio Netto dal 3 al 5

 Se quindi i ricavi per un’impresa al 31/12 fossero di 1.000.000 €, applicando il margine dell’1%  la “significatività per il bilancio nel suo complesso” sarebbe di 10.000 €, rappresentando questi ultimi  il limite numerico oltre il quale il revisore dovrebbe valutare gli impatti degli errori eventualmente da lui individuati ai fini dell’espressione del proprio giudizio sul bilancio.

La “significatività operativa” si determina applicando una percentuale compresa tra il 60% e l’85% del valore assunto dalla “significatività per il bilancio nel suo complesso”. Attraverso questa determinazione, il revisore diminuisce la probabilità che l’insieme degli errori non corretti e non individuati superi il primo livello di significatività, ossia quella legata al bilancio.

Se, per ipotesi, la  significatività per il bilancio fosse di 100.000 € , applicando il 70% di significatività operativa, i 70.000 € che ne risultano rappresentano quel valore al di sotto del quale i saldi, le transazioni e le asserzioni non sono esaminateai fini della revisione, salvo che  vi siano rischi specifici da considerare.

Anche in questo caso, il revisore può agire sulla base della propria valutazione personale per l’applicazione delle percentuali di valutazione.

La “significatività specifica” attiene, invece, a particolari valori del bilancio, poichè rappresentativi di determinate condizioni contrattuali o di un covenant (accordo legato ad un’operazione rischiosa di finanziamento).

Proprio in virtù di operazioni del genere e in base al proprio giudizio professionale, il revisore potrebbe determinare  un definito livello di significatività specifica, rappresentato da una soglia inferiore rispetto a quella della significatività per il bilancio nel suo complesso.

Nella prassi operativa, la  significatività specifica non viene effettuata per le imprese di minori dimensioni e quelle non quotate.

Al di là del valore numerico che questi indicatori danno, nel documento, “Approccio metodologico alla revisione legale affidata al collegio sindacale nelle imprese di minori dimensioni”, par. 10.1, il CNDCEC chiarisce che i valori della significatività sono frutto di una valutazione soggettiva nella quale il revisore, nell’esercitare il proprio giudizio professionale, deve sempre avere come riferimento le esigenze di informativa finanziaria degli “utilizzatori” del bilancio. Inoltre, si dà particolare importanza alla  significatività operativa durante tutto il lavoro di revisione, ponendo particolare attenzione alla significatività degli errori sia in sede di pianificazione del lavoro  “significatività preliminare”, sia durante tutto lo svolgimento dell’attività di revisione.


Autore dell'articolo
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Luigi Pellecchia

Laurea in Economia Aziendale conseguita presso l'Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Referente fiscale presso un'unità periferica di C.A.F.. Autore di articoli su varie riviste di economia.

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