Organo di controllo e revisione negli Enti del Terzo Settore

di Gianfranco Visconti 1 CommentoIn Articoli e Approfondimenti, Collegio Sindacale, Revisione Legale News, Revisione NO PROFIT

Il punto per la nomina del revisore e organo di controllo negli ETS dopo la recente riforma.

Nelle fondazioni del terzo settore deve essere nominato un organo di controllo, anche monocratico (sindaco unico o revisore unico, altrimenti vi è il collegio sindacale che è un organo collegiale) (art. 30, 1° comma).

Nelle associazioni, riconosciute o non riconosciute, del terzo settore, la nomina di un organo di controllo, anche monocratico, è obbligatoria quando siano superati per due esercizi consecutivi due dei seguenti limiti:
a)     totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 110.000 Euro;
b)     totale delle entrate comunque denominate (ricavi, rendite, proventi, erogazioni liberali, ecc.): 220.000 Euro. Riteniamo che questo limite si riferisca solo alle entrate in denaro e non alle erogazioni in natura, cioè in beni o servizi ceduti gratuitamente all’ente;
c)     dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 5 unità. Riteniamo, anche se la norma non lo dice, che il limite si riferisca a dipendenti occupati a tempo pieno per cui occorre conteggiare i collaboratori dell’ente con qualsiasi tipo di contratto di lavoro subordinato.

L’obbligo della nomina di un organo di controllo viene meno se, per due esercizi consecutivi, i limiti di cui sopra non vengono superati (o, riteniamo dato ciò che dice la norma, se ne viene superato uno solo) (2° e 3° comma).
La nomina dell’organo di controllo è obbligatoria anche quando siano stati costituiti patrimoni destinati ad uno specifico affare (in questo caso, dato che gli ETS non possono avere scopo di lucro, il termine “affare” significa evidentemente attività o iniziativa senza scopo di lucro a fini civici, solidaristici o di utilità sociale da essi svolta) ai sensi dell’art. 10 del Dlgs 117/2017, norma che si applica solo agli ETS dotati di personalità giuridica ed iscritti nel Registro delle Imprese, vale a dire alle cooperative sociali ed alle imprese sociali aventi forma giuridica di associazione riconosciuta, fondazione, società di capitali o cooperativa (comma 4°).

In questo caso le associazioni riconosciute e le fondazioni hanno assunto prima la qualifica di impresa sociale e poi, di conseguenza ed automaticamente, quella di ente del terzo settore (ETS) (leggi dello stesso autore Associazioni e Fondazioni norme applicabili).

Ai componenti dell’organo di controllo dell’ente si applica l’art. 2399 c.c. sulle cause di ineleggibilità e di decadenza dalla carica di sindaco. Essi devono essere scelti tra le categorie di soggetti previste dal 2° comma dell’art. 2397 c.c., cioè uno fra i revisori dei conti iscritti nell’apposito registro, gli altri fra gli iscritti negli albi professionali previsti da un apposito decreto del Ministro della giustizia oppure fra i professori universitari di ruolo in materie economiche o giuridiche. Nel caso di organo di controllo collegiale, cioè di collegio dei sindaci, i predetti requisiti devono essere posseduti da almeno uno dei componenti di esso (5° comma).

I compiti dell’organo di controllo sono quelli di vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto e del rispetto dei principi di corretta amministrazione, anche con riferimento alle disposizioni del Decreto Legislativo n° 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e degli enti collettivi che non sono persone giuridiche, qualora applicabili, nonché sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo, contabile dell’ente e sul concreto funzionamento di questo.

Ricordiamo che la responsabilità amministrativa degli enti collettivi deriva dalla commissione di alcuni reati da parte delle persone fisiche in essi incardinate (amministratori, dipendenti, collaboratori, ecc.) che abbiano operato nell’interesse o a vantaggio dell’ente stesso. L’organo di controllo esercita pure il controllo contabile nel caso in cui non sia stato nominato un soggetto incaricato della revisione legale dei conti o nel caso in cui un suo componente non sia un revisore legale dei conti iscritto nell’apposito registro (6° comma).

L’organo di controllo deve esercitare, inoltre, il monitoraggio dell’osservanza delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale dell’ente, con particolare riguardo alle norme contenute negli artt. 5, 6, 7 e 8 del Dlgs 117/2017 (sulle attività di interesse generale e le attività di tipo diverso che possono essere svolte dagli ETS, sulla raccolta di fondi, l’assenza dello scopo di lucro e la devoluzione del patrimonio residuo di essi) e deve attestare che il bilancio sociale sia stato redatto in conformità alle linee guida previste da un apposito decreto del Ministro della giustizia, come previsto dall’art. 14 sempre del Codice del terzo settore. Il bilancio sociale deve dare atto degli esiti del monitoraggio svolto dai sindaci, cioè deve contenere una relazione sui risultati di esso (comma 7°).

I componenti dell‘organo di controllo possono in qualsiasi momento procedere, anche individualmente, ad atti di ispezione o di controllo e a tal fine possono chiedere agli amministratori notizie sull’andamento delle attività dell’ente in generale o di singole operazioni o affari (nel senso, sempre, di attività, iniziative, progetti, ecc. senza scopo di lucro) (comma 8°).

Infine, salvo quanto previsto dal 6° comma dell’art. 30 che abbiamo esaminato in precedenza, le associazioni, riconosciute o non riconosciute, e le fondazioni del terzo settore hanno l’obbligo di nominare un revisore legale dei conti o una società di revisione iscritti nell’apposito registro quando superino per due esercizi consecutivi due dei seguenti limiti:
a)     totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 1.100.000 Euro;
b)     totale delle entrate comunque denominate (ricavi, rendite, proventi, erogazioni liberali, ecc.): 2.200.000 Euro. Riteniamo che anche questo limite si riferisca solo alle entrate in denaro e non alle erogazioni in natura (beni o servizi ceduti gratuitamente all’ente);
c)     dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 12 unità. Anche in questo caso riteniamo, anche se la norma non lo dice, che questo limite si riferisca a dipendenti occupati a tempo pieno per cui occorre conteggiare i collaboratori dell’ente con qualsiasi tipo di contratto di lavoro subordinato.

L’obbligo della nomina di un revisore legale dei conti viene meno se, per due esercizi consecutivi, i limiti di cui sopra non vengono superati (o se ne viene superato uno solo) (art. 31, 1° e 2° comma).
La nomina del revisore dei conti è obbligatoria anche quando siano stati costituiti patrimoni destinati ad uno specifico affare (termine da intendersi sempre nel senso di attività o di iniziativa senza scopo di lucro a fini civici, solidaristici o di utilità sociale svolta da questi enti), ai sensi dell’art. 10 del Dlgs 117/2017 (3° comma). Ciò può essere fatto, come abbiamo detto in precedenza in questo paragrafo, solo dalle associazioni riconosciute e dalle fondazioni che hanno assunto prima la qualifica di impresa sociale e poi, di conseguenza ed automaticamente, quella di ente del terzo settore (ETS).


Autore dell'articolo

Gianfranco Visconti

Laureato in giurisprudenza, master in General Management, è consulente di direzione aziendale e formatore nelle aree marketing, organizzazione e diritto dell’impresa per aziende private, amministrazioni pubbliche ed enti non profit. Collabora con numerose riviste cartacee e digitali di questi settori. Con Maggioli Editore ha pubblicato, nel 2008, Guida alle organizzazioni non profit e all’imprenditoria sociale, (seconda edizione, 2010).

Comments 1

  1. Le cifre indicate per obbligatorietà di revisore dei conti sono errate, si tratta di € 1.100.000 e € 2.200.000 rispettivamente

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