Compenso sindaci dimezzato nella bozza del MEF sul TUSP

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Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, lancia l’allarme sull’impatto che avrebbe il nuovo Regolamento MEF (DPCM attuativo del TUSP – Dlgs 175/2016 ) attualmente in attesa di conferma da parte della Conferenza Unificata e delle commissioni parlamentari. Il decreto definisce il compenso massimo degli organi di controllo delle società a controllo pubblico non quotate .

Il dpcm prevede una suddivisione delle società in cinque fasce ( a seconda di valore della produzione, attivo patrimoniale e numero dei dipendenti), ognuna caratterizzata da un diverso tetto dei compensi, con il massimale stabilito in 240 mila euro lordi, che si dimezza a 120 mila per le società più piccole e solo per le figure apicali amministratore unico o delegato e dirigenti). Per gli altri componenti del Cda e per i collegi sindacali si prevedono:

  • al presidente del collegio sindacale dai 10 mila ai 30 mila euro;
  • dai 15 ai 35 mila per i presidenti di cda e
  • dai 10 ai 23 mila per gli altri componenti
  • Per amministratori delegati e dirigenti, almeno il 30% della busta paga deve essere ancorata alla parte variabile.

Il Consiglio nazionale dei commercialisti ed esperti contabili Massimo Miani ha espresso la viva preoccupazione dei commercialisti sul tema. Una analisi della Fondazione studi ha evidenziato infatti che per circa il 60% delle 200 società prese a campione per le cinque fasce dimensionali previste dalla bozza di Regolamento, ci sarebbe una riduzione dei compensi rispetto ad oggi . Il calo si registrerebbe soprattutto nelle prime tre fasce e, in particolare, nella prima , con le aziende piu grandi, nelle quali il peggioramento riguarderebbe circa l’80% delle società, con una riduzione che arriva a dimezzare il compenso professionale attuale.

Il presidente Miani ha commentato sottolineando che imporre un appiattimento del compenso dei componenti dell’organo di controllo, è tanto piu illogico tanto piu sembra riguardare le realta aziendali che “per ampiezza dimensionale e complessità strutturale, comportano responsabilità maggiori” .

Sia il presidente che il vicepresidente Di Russo auspicano quindi un ripensamento da parte dei legislatori o una riflessione sul fatto che gli organi di controllo delle società pubbliche costituiscono invece ” un presidio di legalità a tutela di soci e terzi che merita di essere quanto più possibile potenziato”.

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